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Chi siamo

Immersa nella pianura di San Polo di Piave (Treviso) e circondata dai vitigni sorge la cantina Ca’ di Rajo, rigorosamente atta alla produzione di grandi vini e spumanti. La cantina, costruita in stile moderno, rispettando l’architettura tipica della zona del Piave, è dotata di moderne attrezzature per la vinificazione.

Ca’ di Rajo sempre più si identifica nello sviluppo e produzione dei vitigni Autoctoni presenti nella provincia di Treviso, tra questi si annovera il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg che trova dimora tra le dolci colline, territorio dove le tradizioni secolari e un presente ricco di innovazioni si intrecciano creando un fascino che cattura i suoi ospiti in ogni stagione, e a cui si aggiunge quell’armonia di colori, profumi e sapori che la rendono indimenticabile.


Scopri di più sul nostro sito www.cadirajo.it


La nostra produzione

Fiore all’occhiello della produzione Ca’ di Rajo è Raboso Piave, cavallo di razza difficile da domare, vino unico e fra i più tipici della DOC PIAVE che dal 2012 si forgia della nuova Docg Malanotte del Piave, un vino quasi estremo e forse per questo lasciato in disparte, perché intimorisce per la sua natura forte e rabbiosa.

Altro vitigno autoctono è il Manzoni Bianco 6.0.13, che trova nel bacino del Piave un terreno adatto per il suo sviluppo, proprio come lo voleva colui che lo ideò il Prof. Luigi Manzoni, ricercatore e luminare per oltre 60 anni alla Scuola Enologia di Conegliano. Nel fertile terreno che delimita la cantina si producono inoltre Pinot Grigio, Chardonnay, Traminer, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.


Il territorio

La Chiesetta del Carmine con adiacente Casa Convento e la Torre di Rai sono simboli di grande interesse storico ed artistico, importanti per la storia di Rai e la campagna trevigiana che si estende da Conegliano a Oderzo. La Chiesa e il convento, facenti parte di un complesso claustrale di padri carmelitani, vennero fatti costruire da Rambaldo XII (conte di Collalto), nel XIV secolo erano parte integrante del cortile di un grande castello, ormai andato distrutto con il passaggio della seconda guerra mondiale.

Ad oggi non è rimasto più nulla di quel importante castello tranne uno scorcio di muro della torre centrale. La chiesetta del Carmine invece si è conservata in buono stato, pur subendo diverse inondazioni nel corso dei secoli: ne è esempio una singolare incisione presente sullo spigolo interno del portone, esso testimonia come, nel 1567, l’acqua del Piave giunse addirittura a 1,50 metri. Esiste ancora una parte del cortile interno dal quale si può vedere qualche pittura murale ed una meridiana, addossate alle pareti della chiesa; da questo cortile ben appare il campanile, che alle origini era una torre di vedetta.

I resti della torre di Rai svettano a breve distanza dalla chiesa, su una collinetta, immersa tra alberi centenari e circondata da campi coltivati, in una cornice che la rende unica nel suo genere. Fu costruita per motivi strategico-militari nel X secolo su fondazioni romane ed è in epoca relativamente recente che la torre dovette subire le maggiori devastazioni: una prima volta nel 1918 durante la ritirata Austriaca e una seconda nel 1925 a causa di un fulmine.

Queste strutture sono sempre visitabili con percorsi guidati.